{"id":9500,"date":"2022-05-19T12:43:46","date_gmt":"2022-05-19T10:43:46","guid":{"rendered":"https:\/\/museidelcibo.leviedelgustodiparma.it\/it\/?post_type=percorsi&#038;p=9500"},"modified":"2024-01-11T17:01:38","modified_gmt":"2024-01-11T16:01:38","slug":"sala-baganza-e-i-suoi-colli-il-regno-della-malvasia","status":"publish","type":"percorsi","link":"https:\/\/museidelcibo.leviedelgustodiparma.it\/it\/segmenti\/sala-baganza-e-i-suoi-colli-il-regno-della-malvasia\/","title":{"rendered":"Sala Baganza e i suoi colli \u2013 Il regno della Malvasia"},"content":{"rendered":"\n<h4>SALA BAGANZA<\/h4>\n\n\n\n<p>Steso ai piedi delle prime colline dell\u2019Appennino, ecco il piccolo borgo di Sala Baganza, che lega la propria storia alla Rocca Sanvitale, costruzione situata nel cuore dell\u2019abitato e con un passato importante, poich\u00e9 svolse un ruolo di primaria importanza nel sistema difensivo dei castelli parmensi.<br>Gi\u00e0 esistente nel 1441, la Rocca fu ricostruita per volere di Giberto III Sanvitale nel 1477, dietro consenso del Duca di Milano Gian Galeazzo Maria Sforza che, in quello stesso anno, nomin\u00f2 i Sanvitale Conti di Sala, e rimaneggiata nel corso dei secoli dagli stessi Sanvitale, dai duchi Farnese e, infine, da Maria Luigia d\u2019Asburgo. Nel 1630, si trasform\u00f2 in luogo di convalescenza alla scampata epidemia di peste e divenne la fastosa residenza estiva del Collegio dei Nobili di Parma.<br>Della primitiva fabbrica, quadrilatera e con torri angolari, l\u2019attuale fortezza conserva solo il lato prospettante l\u2019ampia piazza selciata con un lungo parallelepipedo a tre piani, delimitato agli estremi dai resti di due torrioni angolari, in cui si riconoscono resti di beccatelli. Della splendida e imponente costruzione originaria, rimangono ben visibili il torrione a nord-est, il ponte di accesso e quasi per intero la cinta muraria che racchiudeva originariamente un giardino. Su un lato, sopravvivono le testimonianze di un portico quattrocentesco con capitelli cubici appartenente all\u2019Oratorio di San Lorenzo.<br>Le sale interne della Rocca, di recente sottoposte a importanti interventi di restauro, mostrano preziosi affreschi e decorazioni, opere cinquecentesche di Orazio Samacchini, Bernardino Campi e Cesare Baglione, e la \u201cSala dell\u2019Apocalisse\u201d, dipinta con squisito gusto rococ\u00f2 da Sebastiano Galeotti nel 1726.<br>Nelle cantine e nella ghiacciaia della Rocca \u00e8 stata allestita la Cantina dei Musei del Cibo della provincia di Parma, un percorso espositivo e sensoriale dedicato al vino di Parma, alla sua storia e alla sua cultura.<br>Al corpo centrale dell\u2019antica fortezza, \u00e8 annesso il piccolo oratorio dell\u2019Assunta, in stile neoclassico, eretto tra il 1793 e il 1795 per volere del Duca Ferdinando di Borbone, che si affaccia sulla Piazza, a fianco della cosiddetta \u201cCortaccia\u201d, un\u2019ampia corte quadrangolare dove erano dislocate le scuderie e i bassi servizi.<br>Il giardino storico ai piedi della Rocca \u00e8 detto \u201dGiardino del Melograno\u201d. Sebbene il suo primo impianto risalga all\u2019epoca farnesiana, il disegno tramandatoci dalla cartografia storica si deve a Ennemond-Alexandre Petitot, l\u2019architetto di Corte del Duca di Parma, don Filippo di Borbone, che deline\u00f2 un&nbsp;<em>potager<\/em>, cio\u00e8 un orto-giardino, caratterizzato, nella sua struttura, da due tipologie di piante da frutto, il melo da fiore e il pero cotogno, in grado di offrire per tutto l\u2019anno svariati effetti cromatici, e coltivato a orto nelle aiuole delimitate dagli alberi. Caduto in abbandono nell\u2019Ottocento e perduto il disegno originario, \u00e8 stato recentemente restaurato, secondo l\u2019impianto originale settecentesco. Il giardino, tuttora circondato dalle mura fatte costruire dai Farnese, ha una forma rettangolare suddivisa in 16 quadrati con sentieri percorribili e presenta al centro una piccola vasca circolare. Sul perimetro lecci sempreverdi, lungo i percorsi principali meli da fiore, attorno alla fontana del giardino alberi di pere cotogne.<\/p>\n\n\n\n<h4>MAIATICO E I VIGNETI DELLA VAL BAGANZA<\/h4>\n\n\n\n<p>Nella lunga e stretta valle del torrente Baganza, che si sviluppa alle spalle di Langhirano e Torrechiara, il paesaggio collinare, tra i 220 e i 300 metri sul livello del mare, \u00e8 naturalisticamente di pregio e costellato da numerosi vigneti. Famosi soprattutto quelli di Arola, San Michele Tiorre e Maiatico. La produzione vitivinicola, dotata di notevole prosperit\u00e0, costituisce una componente rilevante e distintiva dell\u2019economia del territorio, fin dai primi secoli dell\u2019Impero romano, quando molti coloni si stanziarono in questa zona con numerosi insediamenti agricoli. Grazie alle caratteristiche del terreno e alle dolcissime condizioni climatiche, la cultura del vino \u00e8 sempre stata forte, in particolare nel Settecento e nell\u2019Ottocento, incentivata dalle capacit\u00e0 imprenditoriali della nobilt\u00e0 dell\u2019epoca. Ancora oggi si coltivano uve che permettono di produrre vini di qualit\u00e0 e apprezzati, come il Lambrusco di Arola, un rosso dalla schiuma irruente, colore pieno e deciso e profumo di viola, e la Malvasia di Maiatico, un bianco frizzante e particolarmente aromatico.<\/p>\n\n\n\n<h4>PARCO REGIONALE DEI BOSCHI DI CARREGA<\/h4>\n\n\n\n<p>A soli due chilometri da Sala Baganza, si trova l\u2019area protetta del Parco regionale dei Boschi di Carrega, che accoglie il Casino dei Boschi e la Villa del Ferlaro.<br>Istituito dalla Regione Emilia-Romagna nel 1982, il Parco si estende su una superficie di 1270 ettari di terreno. Un tempo riserva di caccia dei Farnese e, quindi, dei Borbone, appartenne al patrimonio della Corte fino a Maria Luigia d\u2019Asburgo, che lo prediligeva nei periodi estivi. Passato al Demanio con l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, nel 1881 venne donato dai Savoia ai principi Carrega di Lucedio, che lo cedettero, progressivamente, e dopo alterne vicende, in buona parte alla Regione. Il terreno degrada in una serie di terrazzi fluviali, che, erosi da piccoli corsi d\u2019acqua, hanno creato calanchi nella parte pi\u00f9 alta. Il microclima fresco e umido ha favorito la crescita di una vegetazione spontanea, composta soprattutto da querce, carpini bianchi, ornielli e castagni, oltre che pini, abeti e boschi di faggi. Sono presenti anche essenze esotiche, come il cedro del Libano, o d\u2019Oltreoceano, quali gli abeti del Canada e le sequoie del Nord America, fatti portare a Parma per volere della duchessa Maria Luigia e dislocati nella parte centrale vicina alla residenza ducale.<br>Per la forte presenza di rivoli d\u2019acqua e laghetti, la fauna si arricchisce di numerose specie di rettili e anfibi, tra cui la testuggine d\u2019acqua autoctona, oltre che di una variegata presenza di uccelli, di cui si possono contare ben 65 specie, tra cui lo sparviere. Popolano i Boschi di Carrega anche mammiferi di piccola e grossa taglia come donnole, tassi, faine, scoiattoli, volpi, cinghiali e caprioli.<br>Al centro del Parco sorge, circondato da un prato all\u2019inglese, il Casino dei Boschi (oggi sede dell\u2019Ente Parco), splendido edificio neoclassico, realizzato su progetto dell\u2019architetto francese Ennemond-Alexandre Petitot nel 1789 e successivamente ampliato, con una lunga ala di servizio sul retro, interamente porticata, per volere di Maria Luigia, che fece erigere anche la vicina Villa del Ferlaro in stile tardo-impero tra il 1828 e il 1831 (oggi di propriet\u00e0 privata).<\/p>\n\n\n\n<h4>LA PIEVE DI TALIGNANO<\/h4>\n\n\n\n<p>Ai margini dei Boschi di Carrega, si trova la Pieve romanica di Talignano, dedicata a San Biagio. La piccola chiesa, eretta intorno al 1200 e documentata nel 1230, era una cappella annessa a un ospizio per i pellegrini, che percorrevano un itinerario secondario della Via Francigena. Oggetto di rifacimenti nel Cinquecento e nel Settecento e riportata alle linee originarie nella prima met\u00e0 del XX secolo, ospita interessanti affreschi all\u2019interno e, nella lunetta esterna del portale d\u2019ingresso, il rilievo di San Michele che pesa le anime, uno dei rarissimi esempi in Italia di psicostasi, ossia di pesatura dell\u2019anima del defunto durante il Giudizio Universale, d\u2019epoca romanica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SALA BAGANZA Steso ai piedi delle prime colline dell\u2019Appennino, ecco il piccolo borgo di Sala Baganza, che lega la propria<\/p>\n","protected":false},"featured_media":9502,"menu_order":4,"template":"","acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/museidelcibo.leviedelgustodiparma.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/percorsi\/9500"}],"collection":[{"href":"https:\/\/museidelcibo.leviedelgustodiparma.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/percorsi"}],"about":[{"href":"https:\/\/museidelcibo.leviedelgustodiparma.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/percorsi"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/museidelcibo.leviedelgustodiparma.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/9502"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/museidelcibo.leviedelgustodiparma.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9500"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}